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quali sono state le cause della crisi delle grandi ideologie del Novecento?

Gli elementi che hanno contribuito alla crisi delle ideologie novecentesche e alla formazione di quella condizione che chiamiamo post-moderno sono stati molteplici. Io identificherei i seguenti:

  • L'esito della II Guerra Mondiale: orrore, disillusione, pessimismo -Fine di qualunque visione positivista della realtà, della storia, della scienza (di fede nella ragione) con la conseguente sfiducia in tutti i linguaggi e le filosofie universali e totalizzanti
  • Fine della fiducia nel progresso e nella linearità e sviluppo della storia,
  • Fine delle grandi narrazioni e visioni unificanti della realtà: esistono più narrazioni, più verità, più storie, la storia procede per frammenti
  • Sfiducia nella decifrabilità del reale che porta ad uno stato permanente di incertezza ontologica

La conseguenza di tutto questo non poteva che essere la fine delle grandi utopie e la crisi delle grandi ideologie politiche: crollo del muro di Berlino; dissoluzione dell'U.R.S.S., della compagine statale Jugoslava, etc..

18 febbraio 2013 22:48
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Mi dite qualcosa sul dipinto "La Madonna in trono fra i santi Francesco e Domenico" di Cimabue

L'opera, che fu dipinta nel XIII secolo da Cimabue, rappresenta la Madonna con il bambino fra i santi Francesco (a sinistra), Domenico (a destra) e due angeli

Nel dipinto sono principalmente le figure laterali, disposte una dietro l'altra, a suggerire la profondità dello spazio.

L'esperienza ci insegna infatti che la sovrapposizione degli elementi è indicativa della loro posizione nello spazio. Anche l'inclinazione del trono contribuisce a creare un effetto di tridimensionalità. L'ambiente in cui è collocata la scena è invece bidimensionale per la presenza del fondo d'oro tipico della tradizione bizantina.

Per rappresentare la profondità dello spazio l'artista ha utilizzato, oltre al sistema della sovrapposizione, un lieve chiaroscuro (soprattutto nelle pieghe delle vesti) e il principio dell'obliquità (per le figure e il trono).

 
18 febbraio 2013 16:24
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Devo fare una breve ricerca su Piero della Francesca e sui concetti base della sua tecnica pittorica

Piero della Francesca nacque a Borgo San Sepolcro (Arezzo) tra il 1415 e il 1420 e vi morì nel 1492. Fu uno dei pittori più significativi e originali del Quattrocento e operò una sintesi coerente e razionale delle ricerche compiute dagli artisti del primo Rinascimento. Si formò sulle opere dei pittori fiorentini (in particolare Masaccio, Beato Angelico, Paolo Uccello e Domenico Veneziano), ma lavorò fuori Firenze, prevalentemente ad Arezzo, dove realizzò il ciclo di affreschi raffigurante le storie della croce di Cristo, e a Urbino, alla corte del duca Federico da Montefeltro, dove ebbe modo di conoscere la pittura fiamminga.

La sua opera si caratterizza per la grande coerenza delle composizioni, matematicamente ordinate dalle strutture geometriche della prospettiva centrale e dalle rigorose architetture classiche.

La luminosità dei colori, la presenza di luce alta e diffusa, la ricerca della perfezione formale attraverso la semplificazione dei soggetti, studiati come solidi geometrici, ben definiti dalla luce e proporzionati rispetto allo spazio in cui sono inseriti, trasmettono un'idea di silenzio e di immobilità.

L'armonia e la proporzione dei dipinti di Piero della Francesca riflettono l'armonia e l'ordine divino che sono originariamente presenti nel creato e che devono essere riprodotti dall'artista.

 
18 febbraio 2013 16:24
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Ricerca: La Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca e l'invenzione della prospettiva

La tavoletta, di dimensioni piuttosto ridotte, fu dipinta da Piero della Francesca, probabilmente attorno al 1460, per la corte di Urbino.

Il dipinto è composto da due scene distinte. Quella posta in lontananza rappresenta la flagellazione di Cristo di fronte a Pilato, mentre quella in primo piano, nonostante molti tentativi d'interpretazione, resta misteriosa: probabilmente si riferisce a un episodio, di cui non è rimasto alcun documento, legato a vicende della famiglia del signore di Urbino (la congiura e l'uccisione di Oddantonio, fratello del duca Federico di Montefeltro, tradito, come Cristo, da coloro che gli erano vicini). I personaggi appaiono immobili e inespressivi. Persino la figura di Cristo, legato alla colonna e flagellato, sembra completamente distante dall'avvenimento. Non a caso Piero della Francesca fu anche definito «l'inventore dell'indifferenza come espressione dominante dei personaggi» (André Castel), per il senso di immobilità e di distacco espresso dai protagonisti dei suoi dipinti. L'atmosfera della scena raffigurata nella Flagellazione di Cristo trasmette infatti una surreale sensazione di silenzio e sospensione.

Le scene rappresentate inducono a credere che il quadro sia di notevoli dimensioni. Ciò accade perché Piero della Francesca riesce a rendere molto ampio lo spazio dipinto grazie alla padronanza della prospettiva lineare. Il senso della profondità è suggerito principalmente dall'architettura classica resa in prospettiva. Le linee della pavimentazione, degli edifici edelle cornici corrono tutte verso il punto di fuga, che si trova molto vicino al centro del dipinto, a un terzo circa della sua altezza. La pavimentazione e il soffitto a riquadri hanno la funzione di definire la profondità dello spazio dipinto e di renderlo perciò misurabile. Le dimensioni delle piastrelle, che diminuiscono progressivamente, permettono ad esempio di individuare le diverse grandezze delle figure e di calcolare le esatte proporzioni tra architettura e personaggi.

Grazie alla prospettiva, quindi, le figure poste in lontananza assumono dimensioni più piccole, rigorosamente corrette rispetto sia a quelle in primo piano, sia a quelle degli edifici, delle porte e delle colonne con cui sono in stretto rapporto.

Le due scene sono nettamente separate dalla notevole differenza tra le dimensioni delle tre figure poste in primo piano e quelle delle figure poste in lontananza, oltre che dalla colonna, che suddivide in due rettangoli aurei la superficie del dipinto. Nella sezione aurea di un segmento, il segmento intero sta al segmento maggiore come quest'ultimo sta al segmento minore: in questo caso, se AB è la lunghezza del dipinto e C è il punto in cui passa l'asse della colonna, il rapporto aureo si esprime nella proporzione AB:AC=AC:CB. I rettangoli con base AC e CB sono dunque diversi, ma stanno tra loro in rapporto aureo. Grazie a tale proporzione la composizione pittorica esprime un perfetto equilibrio, senza ricorrere al sistema della simmetria. Inoltre, nelle due scene, la luce proviene da direzioni differenti: da destra quella della scena della flagellazione, da sinistra quella della scena in primo piano. Le due parti del dipinto sono però visivamente unite dal comune impianto prospettico.

 
18 febbraio 2013 16:24
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Ho bisogno di qualche notizia su L’Ultima cena di Duccio di Buoninsegna

Duccio di Buoninsegna ha dipinto l'Ultima cena tra il 1308 e il 1311 in uno scomparto della grande pala d'altare della Maestà per il duomo di Siena.

 Duccio ha rappresentato la profondità dello spazio descrivendo con cura l'ambiente chiuso in cui si svolge la scena.

Riesce infatti a rendere la profondità della stanza attraverso l'inclinazione delle assi del soffitto e delle pareti laterali: queste linee, che convergono verso l'asse verticale al centro del dipinto, cercano di riprodurre ciò che noi vediamo quando ci troviamo in uno spazio chiuso.

L'artista ha dato però ai lati del tavolo un'inclinazione diversa rispetto a quella del soffitto, poiché, invece di far convergere i due lati brevi verso il centro, li ha mantenuti paralleli.

 
18 febbraio 2013 16:24
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Mi spiegate che cos'è la prospettiva aerea inventata da Leonardo da Vinci?

La prospettiva lineare si basa, come abbiamo visto, sulla diminuzione delle grandezze in relazione alla distanza e sulla convergenza delle linee ortogonali verso il punto di fuga. Ma, intorno alla fine del Quattrocento, allo scopo di ottenere una resa più efficace della profondità dello spazio e dunque di integrare la prospettiva lineare, Leonardo da Vinci elaborò la cosiddetta prospettiva aerea.

In base a molte osservazioni e alle sue ricerche pittoriche, Leonardo sosteneva che si può cogliere la distanza tra le cose grazie alla massa d'aria che si frappone tra esse e il nostro occhio, e portava come esempio le montagne in lontananza, che alla vista appaiono azzurre, quasi avessero il colore dell'aria che sta loro davanti. Se sopra di noi e nelle vicinanze il cielo appare limpido, per i pochi strati di aria che il nostro sguardo deve attraversare, nelle zone più remote del paesaggio il cielo sembra invece bianco a causa del maggiore spessore dei vapori atmosferici.

Pertanto, secondo Leonardo, occorreva integrare la prospettiva lineare con quella aerea schiarendo i colori e sfumando i contorni degli oggetti più lontani, in modo da riprodurre l'effetto della foschia che satura lo spazio fra le cose. A tale fine egli utilizzava la tecnica pittorica dello sfumato, che attraverso a una serie di velature rende indefiniti i contorni e sbiadisce i colori.

L'interesse di Leonardo per la prospettiva aerea aveva anche un significato filosofico, in quanto, attraverso il ciclo delle acque che evaporano per scendere nuovamente sulla terra, l'artista intendeva rappresentare l'eterno divenire della natura

 
18 febbraio 2013 16:24
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