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Il personaggio del Griso nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Il Griso è uno dei personaggi più spietati del romanzo. A lui don Rodrigo ordina di rapire Lucia, ed è su di lui che si riversa la furia del signorotto quando la carrozza torna senza la ragazza. Altezzoso e spavaldo, ha un attimo di debolezza soltanto quando il suo padrone gli ordina di recarsi a Monza dove è ricercato dalla giustizia.

La sua crudeltà si manifesta con particolare evidenza verso la fine del romanzo, quando si accorge che don Rodrigo ha contratto la peste ed egli, anzi-ché recarsi con urgenza da un medico, corre dai monatti, per farlo internare nel lazzaretto.

Non contento, alla presenza del padrone febbricitante si fa aiutare da un monatto a scassinare lo scrigno che contiene i gioielli; e trae anche gli ultimi spiccioli dalla tasca del signorotto, che ormai ritiene spacciato.

Ma questo suo ultimo atto di avidità gli è fatale, perché prende la peste. La giustizia divina si abbatte in modo implacabile anche su di lui: muore di peste il giorno seguente.

 
20 marzo 2013 22:51
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Il personaggio di don Rodrigo nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Don Rodrigo è il tipo comune del signorotto prepotente e spregiudicato che, pur di soddisfare puntigli e passioni, si considera padrone di far tutto ciò che vuole e giudica tutti a sé sottoposti. Egli è un personaggio che si incontra in ogni tempo, ma che in quel secolo poteva commettere le violenze che voleva, poiché la legge era incapace di proteggere l'oppresso indifeso e di colpire l'oppressore circondato da bravi, ma anche adulato e riverito proprio da coloro che avrebbero dovuto garantire la legalità. Egli è cinico e volgare, e privo di ogni freno morale e religioso.

Ha le stesse caratteristiche negative della gente del suo rango: l'orgoglio smisurato, l'ozio, la mania dei banchetti, della caccia e delle passeggiate, il gusto per le avventure galanti, preferibilmente nel suo ambiente, ma con qualche escursione nell'ambiente plebeo, per ammazzare la noia.

Non è particolarmente intelligente: mette gli occhi addosso a Lucia e pensa con presunzione di poterla avere facilmente. Non capisce che la ragazza gli si sarebbe rifiutata ad ogni costo. Né è particolarmente capace: il suo tentativo di rapire Lucia fallisce ed è costretto a rivolgersi all'Innominato, che invece con estrema rapidità porta a termine l'impresa. Tesse un ironico elogio funebre al conte Attilio, che muore di peste. Ma non immagina che anche lui è destinato a fare la stessa fine.

Per lo scrittore il comportamento di don Rodrigo, non merita nessuna attenuante sul piano morale, anche se può trovare una qualche giustificazione nei costumi del Seicento.

Eppure, forse per i buoni sentimenti che esistono per natura in ogni uomo e che nel suo caso erano sedimentati nel più profondo della coscienza, ha un destino paradossale: quando è colpito a morte dalla peste, è tradito dal bravo che doveva difenderlo; è perdonato da Renzo, una delle sue vittime; ed è assolto da fra' Cristoforo, che egli in modo offensivo aveva chiamato "villano temerario, poltrone incappucciato".

 
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Il personaggio di Agnese nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Agnese viene rappresentata nei Promessi Sposi un po' ironicamente da Manzoni come una esperta conoscitrice del mondo e del genere umano.

È lei che escogita alcune delle soluzioni più ingegnose, come quella di mandare Renzo dal dottor Azzeccagarbugli o quella di celebrare il matrimonio di sorpresa. È accorta e giudiziosa, pronta e sicura, e sa dare a tutti risposte piene di buon senso popolare.

Agnese è ben lontana dai sentimenti delicati e dalla rettitudine morale della figlia.

E Manzoni è attento ed abilissimo nel mostrare il contrasto fra la madre impulsiva e pratica e la figlia delicata e piena di timor di Dio.

Eppure sono quegli umani difetti che fanno della donna un personaggio vivo e reale: la sua incapacità di tacere, la superficialità di certe valutazioni morali, l'impulsività nel risentimento e nella stizza, la vanità e la testardaggine. Essa suscita simpatia proprio perché Manzoni la ritrae puntualmente in tutta la sua spontaneità di comare e di popolana.

  
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Il personaggio di Gertrude nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Gertrude è presentata da Manzoni con una acuta indagine psicologica, che penetra nelle pieghe più segrete del cuore. La donna è fragile e la vita in convento andava contro la sua natura e le sue aspirazioni.

Aveva bisogno di protezione, di affetto e di comprensione. Non li trova. Lo scrittore condanna la violenza di cui essa è vittima, una violenza che pervade tuta la società del tempo.

La legge del maggiorascato impone che tutti i beni della famiglia vadano al primogenito, per non essere dispersi.

Gli altri figli intraprendono la carriera ecclesiastica o militare, se maschi; entrano in convento se femmine.

La donna cerca debolmente di ribellarsi a questa legge, ma le forze sociali contro cui deve lottare hanno la meglio e ne è schiacciata.

Contro la sua volontà entra in convento. Ma la sua natura si ribella e accetta di diventare l'amante di Egidio. Ciò la porta al delitto: i due amanti uccidono la conversa che ho scoperto la loro relazione. Poi verrà il processo e la condanna.

Anche le domande che rivolge a Lucia e che turbano la ragazza mostrano che non si è staccata dal mondo e dai suo desideri femminili. Ed anche con Lucia dimostra il suo carattere debole e facile da condizionare: Egidio le ordina di far uscire con una scusa la ragazza dal convento. Essa si rifiuta, vor-rebbe proteggere Lucia. Ma alla fine cede.

La donna vive il dramma della debolezza sul versante femminile come don Abbondio la vive sul versante maschile.

Anche il curato cede alla violenza e diventa complice di ingiustizie. Ma il loro destino è diverso. Il curato ha la meglio sulla peste, lei è processata e condannata.

 

 
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Il personaggio del Nibbio nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Il Nibbio è il bravo di fiducia dell'Innominato. E la fiducia è ben riposta.

È deciso e crudele; e nel compiere i crimini dimostra rapidità ed efficienza.

Indubbiamente l'Innominato sa scegliere bene i suoi uomini. È in perfetta sintonia con il suo padrone: i due uomini hanno la stessa intelligenza e la stessa determinazione, anche se appartengono a due classi sociali diverse.

Dopo il rapimento di Lucia si sente turbato, perché ha provato un sentimento di compassione che non aveva mai provato e che non voleva affatto provare. Egli stesso dice che la compassione è come la paura: un uomo non è più tale, se essa si impadronisce di lui.

E rivela il suo turbamento al suo padrone, che ne è colpito e che decide di vedere con i suoi occhi la ragazza. Si può confrontare la diversa levatura morale e in-tellettuale del Nibbio rispetto al Griso. Essa è la stessa differenza che separa l'Innominato da don Rodrigo.

 
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Chi sono i personaggi del Dialogo sopra i Massimi Sistemi di Galileo Galilei?

Nell'opera i tre personaggi sono tutti di estrazione sociale elevata:

- Filippo Salviati, di nobili origini fiorentine ed estrazione elevata è un amico di Galileo, accademico dei Lincei nonché sostenitore copernicano;

- Giovan Francesco Sagredo, nobile veneziano che ha seguito Galileo negli anni di insegnamento di Padova, rappresenta i destinatari dell'opera di Galileo: persone curiose ma per nulla esperte della materia trattata;

- Simplicio, è un personaggio inventato che però ricorda, con il suo nome un commentatore delle opere di Aristotele.

Il numero dei personaggi, tre, non è stato lasciato al caso: due personaggi (Salviati e Simplicio) rappresentano infatti i due "massimi" sistemi mentre il terzo (Sagredo) ha lo scopo di legare, mettere a confronto ed intrecciare le tesi ed i dialoghi degli altri due. 

20 marzo 2013 16:58
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