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Tema: Il personaggio di Donna Prassede nei Promessi Sposi di Manzoni

Donna Prassede è una nobildonna d'alto rango che ha fatto dell'invadenza il suo ideale di vita. Vuoleinterloquire e interferire in ogni cosa e fare il bene ad ogni costo, anche contro la volontà degli interessati.

Non ha alcun discernimento né alcuna umiltà; ha invece la gretta presunzione di essere sempre nel giusto. Essa rappresenta lo stereotipo della filantropa per ozio e per professione, la donna che ha un cervello limitato e che dimostra una caparbietà petulante e fastidiosa.

Il suo carattere presuntuoso e soffocante si rivela soprattutto quando ritiene di dover far del bene a Lucia non soltanto ospitandola, ma proponendosi anche "di raddrizzare un cervello, di metter sulla buona strada che n'aveva gran bisogno". Vuole redimere la ragazza e toglierle dalla mente quel ribaldo di Renzo.

Lucia è costretta a reagire e a difendere il fidanzato, che non era affatto quel criminale che la donna dipingeva.

Manzoni è feroce come non mai, quando commemora la morte della donna: "Di donna Prassede, quando si dice ch'era morta, è detto tutto"

 
23 marzo 2013 16:44
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Tema: Il personaggiodi Renzo nei Promessi Sposi di Manzoni

Renzo ha un animo semplice ed una visione ottimistica della vita. Conosce a sue spese le ingiustizie e i soprusi degli uomini potenti, ma non è disposto ad arrendersi. Di fronte alla sopraffazione pensa alla vendetta e all'omicidio.

Ma da queste soluzioni lo terranno sempre lontano la sua innata onestà ed il forte sentimento religioso. Anch'egli, come Lucia, trova nella fede la guida della sua vita ed il conforto nei momenti difficili.

Egli ha un'esperienza di vita limitata e conosce molto poco del mondo in cui vive, perciò è facile preda degli avvenimenti. Ma nello stesso tempo è abbastanza accorto ed intelligente per cavarsi dagli impicci in cui si è messo o in cui è involontariamente finito.

Ciò che più colpisce è forse la sua generosità. Egli si commuove davanti ai poveri e dà loro quello che ha.

Si commuove e prega di fronte alla madre di Cecilia di cui percepisce l'immenso dolore. Si comporta allo stesso modo davanti a don Rodrigo agonizzante, che pure gli aveva fatto del male, ed ha la forza di perdonarlo. Renzo ama profondamente Lucia, alla quale è legato da una fedeltà assoluta e da una dedizione totale.

L'autore manifesta un grandissimo sentimento di simpatia per questo personaggio, si immedesima in lui e lo fa vivere davanti agli occhi del lettore, sottolineandone la spontaneità e la fiducia nella Provvidenza divina, la semplicità e la generosità, ma anche l'irruenza giovanile.

 
23 marzo 2013 16:44
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Tema: Il personaggiodi Perpetua nei Promessi Sposi di Manzoni

Perpetua rappresenta il contraltare e il completamento di don Abbondio: è la governante e, nello stesso tempo, la protettrice del curato. Quanto più egli rivela la sua indecisione, tanto più lei è pronta, decisa e sicura di sé.

Egli discute e lei agisce; egli non sa a che santo rivolgersi e lei ha pronti i suoi pareri; egli è sempre disposto ad arrendersi e a cedere e lei è ribelle, energica e sbrigativa.

Ha più di 40 anni e non si è sposata perché neanche un cane l'ha voluta, come dicono le sue amiche, o perché ha respinto tutti i pretendenti, come dice lei. Non sa resistere al pettegolezzo e si fa ingannare da Agnese, che la porta lontano dalla porta della canonica, per far entrare di nascosto Renzo e Lucia

 
23 marzo 2013 16:44
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Tema: Il personaggio del sarto nei Promessi Sposi di Manzoni

Il sarto si dilettava di letteratura. Era una sua mania innocua e innocente.

Desidera dare una bella risposta al cardinale perché vuole fare bella figura. Ma, come uno il coraggio non se lo può dare, così egli non si può dare quella rapidità di pensiero che non ha.

E per tutta la vita gli resta l'amaro in bocca per quell'occasione mancata. Manzoni costruisce con cura anche la psicologia di questo personaggio secondario.

A dire il veero, non professa una particolare carità e indulgenza cristiana nei confronti di questo popolano che si dà delle arie per le sue letture e che cerca le frasi ad effetto, cole richiedeva la cultura del Seicento.

Ed è feroce con il piccolo sarto come con gli altri intellettuali del romano, dal dottor Azzeccagarbugli a don Ferrante, perché fanno un uso meschino o servile della loro intelligenza e perché hanno una visione limitatissima della cultura.

 
23 marzo 2013 16:44
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Anassagora e la teoria della conoscenza

La via di una conoscenza prodotta dal diverso, anziché dal simile, è quella percorsa da Anassagora (496- 428 a.C. ca).

Nell'affrontare lo stesso problema che si era posto Empedocle, egli muta numero e qualità dei principi originari, non più quattro ma infiniti: "Bisogna sempre supporre che in tutti gli aggregati ci siano molte cose e di ogni genere e semi di tutte le cose aventi forme d'ogni sorta e colori e sapori" (DK 59 B 4). Tali semi, detti "omeomerie" sono il costituente di tutte le cose: un capello è tale perché costituito prevalentemente da semi di capello e lo stesso dicasi per ogni ente. L'aspetto specifico di ogni cosa dipende quindi dal prevalere, in essa, di questo o quel tipo di seme.

Per Anassagora, quindi, "tuttoè in tutto" (ivi), come per Empedocle, ma circa la conoscenza sono diverse le conseguenze che egli trae. Anassagora ritiene che la sensazione si produca per differenza, non per somiglianza . Con il dolce che è in noi percepiamo l'amaro, con il buio delle nostre pupille vediamo la luce, con il salato gustiamo l'amabile e se qualcosa è caldo come noi, non ci riscalda affatto, anzi, nemmeno è percepibile

Con questi esempi Anassagora sostiene una concezione della sensazione mediante contrari. Ma, per Anassagora, la sensazione non è un efficace strumento di conoscenza . Egli ritiene che l'opacità propria dei sensi ci renda incapaci di cogliere il vero attraverso la sensazione (DK 59 B 21).

La conoscenza sensibile è quindi incerta e offuscata. L'unico ad avere "cognizione del tutto" è il Nous, l'intelletto cosmico che ordina e governa tutte le cose, mescolato a nulla e per questo, in forza del contrario, capace di conoscerle tutte. Anassagora coglie la differenza tra conoscenza sensibile e conoscenza intelligibile, ma non la elabora rispetto all'uomo: le pone su piani distinti e, sulla base di un principio comune - la conoscenza avviene per differenza — stabilisce i limiti della sensazione e le possibilità del conoscere proprio del Nous, separato dalle cose, ma proprio per questo capace di conoscere meglio.

 
21 marzo 2013 22:27
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Empedocle e la teoria della conoscenza

La prima esplicita teoria della conoscenza viene dalle pagine di Empedocle (484/481 - 424/421 a.C ca). Egli ritiene che terra, acqua, aria e fuoco siano gli elementi originari che compongono tutte le cose, le immutabili radici (rizómata) dell'essere. Il loro aggregarsi e disgregarsi — a seconda del prevalere di due forze cosmiche opposte, l'Amore e l'Odio - determina il nascere e il perire delle cose.

Ogni ente è quindi variamente composto dagli stessi quattro elementi. A partire da ciò prende forma la sua originale teoria della conoscenza. Conosciamo, per Empedocle, perché dai pori che sono in tutte le cose si sprigionano effluvi che colpiscono i nostri pori: le parti simili dei nostri organi riconoscono quelle simili delle cose percepite e da qui nasce la conoscenza. Il simile conosce il simile, per Empedocle : questo è il principio in forza del quale ogni cosa può essere percepita e conosciuta: "Con la terra infatti vediamo la terra, l'acqua con l'acqua, con l'aria l'aria divina e poi col fuoco il fuoco distruttore, con l'amore l'amore e la contesa con la contesa funesta" (DK 31 B 109).

Una concezione di questo tipo, ovviamente, non elabora una decisa differenza tra conoscenza e sensazione. Il pensiero umano è identificato da Empedocle con lo scorrere del sangue (DK 31 B 105) e in generale "ogni cosa ha conoscenza e destinata parte di pensiero" (DK 31 B 110, v. 10). Conoscenza e sensazione quindi si mescolano fino a confondersi e proprio da qui nascono le principali difficoltà.

Teofrasto (372-287 a.C), a cui dobbiamo un'ampia ricostruzione della filosofia di Empedocle, avanza non poche critiche al suo pensiero. Se tutto ciò che è composto dai quattro elementi ha sensazioni, allora qualunque ente ha sensazione, mentre sembra che questa sia una prerogativa solo dei viventi. Per Empedocle si prova piacere di cose simili e dolore di cose contrarie. Ma spesso, ricorda Teofrasto, nell'atto della sensazione proviamo dolore e ciò o contraddice la tesi empedoclea che il simile permette la sensazione, oppure quella dolorosa non è sensazione, il che appare assurdo. Più radicalmente ancora, si chiede Teofrasto, se la sensazione è una modificarsi dei nostri organi di senso, è possibile che si produca da parte di qualcosa di simile? Il simile non è modificato dal simile, ma semmai, al contrario, da ciò che è diverso. Se la sensazione è modificazione — sembra dire Teofrasto - non può venire dal simile, ma solo dal diverso.

 
21 marzo 2013 22:27
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