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Che cos'è il titanoptero?

Il titanoptero è un ortottero gigante che visse nel triassico, una sorta di insetto con una apertura alare di quasi 40 centimetri!

 
23 febbraio 2013 16:41
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Che tipo di dinosauro era lo ctenospondilo?

Lo ctenospondilo (gen. Ctenospondylus) è un grosso tetrapode estinto appartenente al gruppo dei pelicosauri, vissuto nel Permiano inferiore (circa 290 milioni di anni fa) in Nordamerica.

Simile al più famoso dimetrodonte, lo ctenospondilo non possedeva però una "vela" alta come quella del suo stretto parente. Al contrario, la struttura dello ctenospondilo era formata da vertebre leggermente più corte di quelle del dimetrodonte, più piatte e più larghe. Forse la struttura era più rigida e permetteva minor possibilità di movimento del corpo: il risultato era una bassa vela che correva per tutto il dorso. Il cranio era molto profondo e stretto, simile a quello degli altri sfenacodontidi, e possedeva mascelle robustissime munite di denti acuminati.

Con una lunghezza di circa tre metri, lo ctenospondilo doveva essere uno dei massimi predatori del suo ecosistema. Di questo animale sono note principalmente due specie: Ctenospondylus casei e Ctenospondylus ninevehensis, i cui resti sono stati rinvenuti in Ohio e Oklahoma, ma non nei famosi strati fossiliferi del Texas.

 
23 febbraio 2013 16:41
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Mi hanno chiesto una ricerca sul melosauro. Era un dinosauro?

Il melosauro (gen. Melosaurus) è un anfibio estinto appartenente ai temnospondili.

Visse nel Permiano superiore (circa 245 milioni di anni fa) e i suoi resti sono stati ritrovati in Russia.Lungo circa tre metri, questo animale era piuttosto simile a una salamandra gigantesca. Il corpo massiccio e allungato era circondato da quattro zampe corte e poco ossificate, mentre la coda era lunga e compressa lateralmente. Il cranio era allungato e piatto, di forma pressoché triangolare; il muso terminava in un'espansione arrotondata e ampia.

Gli occhi erano posti nella parte superiore del cranio ed erano direzionati verso l'alto. La dentatura era costituita da numerosi denti aguzzi, che si trasformavano in vere e proprie zanne nella parte anteriore delle mascelle.Il melosauro è considerato uno degli ultimi e più grandi archegosauroidi, un gruppo di anfibi caratteristici del Carbonifero e del Permiano, particolarmente specializzati alla vita acquatica. A volte incluso nella famiglia degli archegosauridi, questo animale è più spesso considerato una forma a parte, classificabile in una famiglia a sè stante (Melosauridae).

Tra le specie più note, da ricordare Melosaurus plathyrhinus, M. paucidens, M. vetustus e M. uralensis.Le caratteristiche del melosauro sono tipiche di un animale strettamente acquatico; in particolare, il corpo allungato e le zampe deboli e poco ossificate erano pressoché inutili sulla terraferma. Al contrario, la potente coda appiattita doveva essere un eccellente mezzo di propulsione acquatica; probabilmente il melosauro se ne stava acquattato sul fondale, in attesa che passasse una preda. Gli occhi sul dorso del cranio, in questo senso, erano perfetti per fornire all'animale un'ampia visuale.

 
23 febbraio 2013 16:41
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Devo fare una ricerca sull'Apoteosi di Sant'Ignazio di Andrea da Pozzo

L'Apoteosi di sant'Ignazio è un dipinto realizzato tra il 1691 e il 1694 da Andrea Pozzo (1642-1709).

L'affresco ricopre l'intera volta della chiesa edificata dai Gesuiti a Roma.  Nella realizzazione dell'Apoteosi di sant'Ignazio Pozzo è riuscito a nascondere il confine tra l'architettura reale e quella dipinta, rendendo così credibile la grandiosa visione raffigurata nell'affresco. L'artista ha inoltre creato una continuità tra l'architettura dipinta e lo spazio aperto del cielo.

La prospettiva è qui utilizzata per rappresentare non lo spazio reale, ma uno spazio immaginario. Gli elementi architettonici (colonne, archi e cornici), le figure umane, le nuvole sono dipinti in scorcio prospettico al fine di sfondare in modo illusorio il limite dell'architettura reale, creando uno spazio senza fine. Le dimensioni dei vari elementi si riducono a mano a mano che ci si avvicina al centro dell'affresco, per sottolinearne la lontananza sempre maggiore. Chi osserva il soffitto si sente attirato nello spazio divino in cui si manifesta il miracolo.

La luce diventa più intensa nella parte centrale della composizione, quella che raffigura la zona più lontana, con lo scopo di conferire alla scena un carattere eccezionale, miracoloso. Le aree dell'affresco più vicine all'osservatore sono caratterizzate da un chiaroscuro deciso, mentre quelle più distanti sono dominate da un'intensa luminosità, che annulla le ombre e rappresenta simbolicamente il mondo ultraterreno.

 
23 febbraio 2013 12:21
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Mi dite qualcosa sull'affresco di Andrea Mantegna "La Camera degli Sposi"

Andrea Mantegna, pittore attivo soprattutto tra Padova e Mantova, verso la metà del Quattrocento utilizzò la prospettiva in modo illusionistico. Nella Camera degli Sposi del Palazzo Ducale di Mantova — un ambiente di rappresentanza completamente affrescato dall'artista per Ludovico Gonzaga — il soffitto presenta un'apertura circolare dipinta, dalla quale si affacciano alcune figure che sembrano spiare all'interno della stanza. L'affresco riesce a ingannare chi si trova nell'ambiente, poiché il soffitto appare realmente sfondato, cioè aperto verso il cielo (fig. 36). Grazie a questo effetto illusionistico, l'opera divenne un punto di riferimento per numerosi artisti del XV e XVI secolo.  Quest'opera è uno splendido esempio dell'uso della prospettiva per avvicinarsi alla percezione umana della realtà, al punto che un'immagine dipinta può ingannare l'occhio dell'osservatore e indurlo a credere che sia un oggetto reale. 

 

23 febbraio 2013 12:21
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Ricerca su George Braque e la frantumazione dello spazio prospettico

L'opera di Georges Braque (1882-1963) fu costantemente caratterizzata, anche dopo la fase cubista, dalla problematica della rappresentazione dell'oggetto nello spazio e dello spazio vuoto tra gli oggetti. Dopo il conflitto mondiale, in cui rimase gravemente ferito, l'artista si allontanò dal rigoroso geometrismo tipico della fase cubista, ma mantenne vivo il suo interesse per la rappresentazione dello spazio.

Braque affronta questo tema più volte nei suoi scritti: parlando degli oggetti rappresentati in un suo dipinto, afferma di aver dedicato la medesima attenzione alla rappresentazione dello spazio vuoto presente tra essi, che è diventato a sua volta soggetto del dipinto.

La frantumazione dello spazio prospettico, utilizzato nella pittura dal Rinascimento in poi, determina la sensazione che gli oggetti non siano disposti nello spazio, ma che siano essi stessi e i mille piani che li suddividono a creare lo spazio. La rappresentazione cubista dello spazio è del tutto rivoluzionaria, perché lo spazio vuoto sembra non esistere, in quanto tutto è portato in primo piano e gli oggetti sembrano compenetrarsi tra loro e con gli elementi dello sfondo.

 
23 febbraio 2013 12:21
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