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Riassunto dell'Orlando Furioso di Lodovico Ariosto

L'Orlando Furioso si apre con la narrazione dell'assedio di Parigi che oppone i cristiani guidati da Carlo Magno ai Saraceni del re d'Africa, Agramante e del suo alleato re di Spagna, Marsilio.

Nell' "Orlando innamorato" si completa il filo logico con la promessa del re di Francia ad assegnare Angelica a chi, fra Rinaldo e Orlando, avrebbe ucciso più nemici affidando nel frattempo la fanciulla ad un custode. Ariosto comincia la vicenda narrando la fuga della fanciulla amata dai cavalieri: questi accompagnati da cavalieri appartenenti ad entrambe le fazioni si lanciano alla disperata ricerca della ragazza mentre il conflitto continua.

Quando il re saraceno sta facendo strage di nemici Rinaldo giunge con delle truppe di rinforzo inglesi costringendo i pagani a ripiegare e a tentare la fuga nelle navi: puntando verso l'Africa queste vengono distrutte.

Astolfo nel frattempo conduce alla vittoria i cristiani in terra d'Africa costringendo Agramante a cercare scampo nell'isola di Lampedusa; da qui il re africano contatta re Carlo proponendo la sfida risolutiva fra i tre migliori guerrieri cristiani e i tre migliori pagani.

Accettata la provocazione del re saraceno il duello ha luogo fra Orlando, Brandimarte e Oliviero rappresentanti dei cristiani e Agramante, Gradasso e Sobrino, esponenti dei saraceni. Nella singolar tenzone sono i cristiani ad avere la meglio, sconfiggendo i pagani e vincendo così la guerra

20 marzo 2013 15:57
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La posizione di Machiavelli nei confronti del potere politico

Il fatto che Machiavelli scrisse il Principe dedicandolo ad un uomo politico non indica assolutamente la sottomissione mentale o politica del poeta ai Medici ma tutt'altro: il sottolineare la sua vicinanza politica e la sua partecipazione con quest'opera lo inducono a intitolarlo ad uno dei rappresentanti della corte medicea.La dedica gli serve per farsi notare ed ammirare dal potente al quale però, non presta sottomissione o servitù, si sente orgoglioso di rendere servigio, mettendo a sua completa disposizione le sue opere e la sua sapienza, politica e letteraria.

L'opera è anche una forte affermazione della propria esperienza e conoscenza politica della quale l'autore è molto fiero.

Stupisce e coinvolge come, questa esperienza di uomo politico, lo lasci andare a consigli oculati e talvolta spregiudicati. Comportandosi un po' come fece Galileo Galilei, si pose controcorrente forse più dello scienziato: il suo pensiero andava infatti non solo contro la Chiesa, accusata di essere portatrice di frammentazione nei governi e di influire negativamente sulle decisioni degli stessi, ma anche contro l'etica e la tradizione popolare.

Quanto Machiavelli si esprime sulle virtù che il principe dovrebbe possedere osserva che egli, per poter meglio governare dovrebbe usare armi come l'inganno e la crudeltà per tenere ordine e ottenere il rispetto e il consenso del popolo. Come se non bastasse considera la religione come uno strumento nelle mani di chi detiene il potere, capace anche di far ottenere nuovi territori nonché di approvazione popolare. 

20 marzo 2013 15:57
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Tema: il personaggio dell'Innominato nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

L'Innominato è uno dei personaggi principali dei Promessi Sposi e incarna uno dei temi fondamentali del romanzo: la conversione religiosa.

Fin dalla sua prima presentazione, l'Innominato appare subito come una figura misteriosa.

Temperamento volitivo fin dall'adolescenza, con l'ansia di esser superiore a tutti d'ardire e di costanza, le parole e le frasi che ne ritraggono l'esistenza hanno tutte una forza e un colorito fantastico particolare. Nel momento in cui fa rapire Lucia, egli attraversa una profonda crisi interiore.

Disgustato dai passati delitti, incerto del futuro, comincia a porsi delle domande sul giudizio divino. Al vedere la carrozza che trasporta la ragazza rapita mentre sale verso il castello, avverte un oscuro presentimento, quasi una premonizione. Il suo bravo più spietato poi, gli rivela di aver avuto compassione della rapita, ed il fatto gli pare strano, incredibile. Ma l'Innominato è curioso di vedere la giovane in grado di suscitare tali sentimenti.

Le parole sulla misericordia divina che la prigioniera gli dice rimangono impresse nella sua memoria. Trascorre la notte nel tormento, angosciato dal male fatto, dall'idea del suicidio, dal timore di essere giudicato da Dio, poi l'alba lo trova affacciato alla finestra, a guardare il risvegliarsi della gente... Egli scende in paese solo e disarmato e si reca alla canonica, dove è ricevuto con timore e titubanza, poi avviene l'incontro memorabile che vede la conversione del potente signore.

Sono queste le pagine del romanzo in cui la poesia dell'anima, segnata in tutte le sue sfumature, raggiunge l'espressione più alta. E' il motivo della voce del bene che parla nel cuore dell'uomo.

L'Innominato sarà forte e determinato nella sua vita di benefattore come lo è stato nei suoi trascorsi di criminale.  

20 marzo 2013 15:57
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Devo fare un commento sulla Locandiera di Carlo Goldoni

La lunga esperienza teatrale di Goldoni, come produttore di opere teatrali per il teatro Sant'Angelo e per la compagnia del Medebach, si condensa tutta nell'opera La Locandiera,  forse la più significativa per lui, scritta poco prima della conclusione della collaborazone con Gerolamo Medebach.

Andata in scena per la prima volta nel 1753, la Locandiera non ottenne il successo sperato e, dopo poche repliche, uscì di scena. Goldoni aveva pensato quest'opera nell'ambito di quella che doveva essere la "riforma" del teatro comico; purtroppo per lui il pubblico, diventato ora molto esigente e selettivo, non capisce e addirittura condanna le sue idee, disertando i teatri e, proprio in quel periodo, lo condanna a gravi problemi economici, praticamente sul lastrico.

L'opera dell'autore veneziano ha anche la funzione "morale" di evidenziare e condannare il comportamento dei due personaggi principali, il Cavaliere e Mirandolina, i quali vengono messi in cattiva luce man mano che i fatti si sviluppano, a conferma dell'intenzione di trasformare il teatro in etico e pedagogico.

Per dare maggior diffusione e comprensione al suo scritto egli adotta la lingua parlata a Firenze, arricchendola di qualche francesismo e cercando di eliminare in maniera massiccia espressioni dialettali e popolari; si nota poi un rispetto dei canoni letterari e teatrali del settecento, con l'uso di figure di pensiero e parola. Il ritmo imposto alla Locandiera è in stile coupè cioè tagliato, breve e rapido.

La commedia è suddivisa in tre atti nei quali si possono a loro volta individuare trentatrè unità tematiche.

La scelta dell'ambientazione in una locanda è di per sé una scelta prettamente utilitaristica; nella locanda passano e si fermano infatti molte persone le quali danno luogo a molteplici, quasi infinite situazioni.

Da notare inoltre la presenza nel primo atto della comparsa di due commedianti in cerca d'avventura che danno origine ad una forma di teatro nel teatro. 

20 marzo 2013 15:57
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La figura di Renzo nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Renzo ha un animo semplice ed una visione ottimistica della vita. Conosce a sue spese le ingiustizie e i soprusi degli uomini potenti, ma non è disposto ad arrendersi. Di fronte alla sopraffazione pensa alla vendetta e all'omicidio.

Ma da queste soluzioni lo terranno sempre lontano la sua innata onestà ed il forte sentimento religioso. Anch'egli, come Lucia, trova nella fede la guida della sua vita ed il conforto nei momenti difficili. Egli ha un'esperienza di vita limitata e conosce molto poco del mondo in cui vive, perciò è facile preda degli avvenimenti. Ma nello stesso tempo è abbastanza accorto ed intelligente per cavarsi dagli impicci in cui si è messo o in cui è involontariamente finito. Ciò che più colpisce è forse la sua generosità. Egli si commuove davanti ai poveri e dà loro quello che ha.

Renzo si commuove e prega di fronte alla madre di Cecilia di cui percepisce l'immenso dolore. Si comporta allo stesso modo davanti a don Rodrigo agonizzante, che pure gli aveva fatto del male, ed ha la forza di perdonarlo.

Renzo ama profondamente Lucia, alla quale è legato da una fedeltà assoluta e da una dedizione totale.

L'autore manifesta un grandissimo sentimento di simpatia per questo personaggio, si immedesima in lui e lo fa vivere davanti agli occhi del lettore, sottolineandone la spontaneità e la fiducia nella Provvidenza divina, la semplicità e la generosità, ma anche l'irruenza giovanile.

 
19 marzo 2013 22:35
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Il personaggio del Padre Provinciale nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Il padre provinciale cede subito al ricatto del conte zio. È sdoppiato dentro di sé tra quel che pensa e quel che dice.

È sconfitto ancora prima di iniziare il colloquio, perché si è arreso ancor prima di combattere.

Egli non ha mai imparato a combattere e accetta il modo di pensare e le richieste del conte zio.

Il padre provinciale si è piegato supinamente al mondo

 
19 marzo 2013 22:35
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