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Come si possono classificare le congiunzioni?

 Le congiunzioni si possono classificare in:

- congiunzioni semplici sono formate da una sola parola: e, ma, se, o, che, come, ecc.

- congiunzioni composte risultano dalla composizione di due parole: sebbene (composta da se + bene), poiché (composta da poi + chè)

- locuzioni congiuntive sono espressioni di due o più parole: dal momento che, per il fatto che

13 febbraio 2013 23:05
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Quali sono le preposizioni semplici in italiano? E quelle articolate?

 Le preposizioni semplici in italiano sono: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Le preposizioni semplici di, a, da, in, con, su si uniscono con l'articolo dando origine alle preposizioni articolate del, al, dal, nel, col, sul, ecc., che vengono usate anche come articolo partitivo.

 
13 febbraio 2013 23:05
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Che cosa sono i nomi composti? Mi fate degli esempi?

Un nome si dice composto se risulta dall'unione di due parole.

Può essere formato da:

nome + nome: arcobaleno, acquedotto (plur. arcobaleni, acquedotti);

nome + aggettivo: terracotta, acquaforte (plur. terrecotte, acqueforti);

aggettivo + nome: francobollo, bassorilievo (plur. francobolli, bassorilievi);

verbo + nome: parafango, cavatappi (plur. parafanghi, cavatappi);

verbo + verbo: dormiveglia, saliscendi (plur. invariato);

verbo + avverbio: posapiano (plur.invariato);

preposizione + nome: doposcuola (plur. invariato);

avverbio + nome: sottoveste (plur. sottovesti).

 
13 febbraio 2013 23:05
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Di quanti tipi possono essere gli avverbi?

 Gli avverbi possono essere:

- di modo (o qualificativi): velocemente, sicuramente

- di luogo: laggiù, lassù, davanti - di tempo: adesso, domani, ieri, allora, mai

- di giudizio: si distinguono in o affermativi: sì, certamente, davvero o negativi: no, non, nemmeno, neanche, neppure o di dubbio: forse, quasi, probabilmente

- di quantità: poco, molto, assai, per niente, tanto, più, meno

- interrogativi: come?, quando?, dove?, perché?, quanto?

 
13 febbraio 2013 23:05
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Devo fare una breve ricerca sul diritto di voto

Il diritto di voto è una delle più alte espressioni della sovranità popolare: in questo modo viene a  realizzarsi la democrazia rappresentativa (o indiretta), che si distingue dalla democrazia diretta, in  quanto in quest’ultima al popolo viene conferito il potere di esprimere direttamente quella volontà  suprema.

La rappresentanza politica va distinta dalla rappresentanza di volontà: nella rappresentanza politica l’eletto rappresenta la Nazione, e non l’elettore, ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato (art. 67) e quindi senza che gli elettori abbiano il potere di revocarle.  

L’elezione giuridicamente è da qualificare come un atto (giuridico) a mezzo del quale il popolo, in  sede collegiale (corpo elettorale), esercita il suo potere di investitura a cariche supreme, per un  periodo temporale limitato, dell’organizzazione dello Stato, della Regione, della Provincia, del  Comune e delle Città metropolitane, di enti, cioè, esponenziali di comunità umane insediate  stabilmente in un determinato territorio.

Le elezioni, quindi, non sono altro che atti deliberativi  collegiali con funzione di investitura: essi sono costituiti dalla somma dei voti espressi dai singoli cittadini elettori, i quali godono di un diritto, il diritto di voto, riconosciuto e garantito dall’art. 48 a  tutti i cittadini che abbiano raggiunto la maggiore età.

13 febbraio 2013 17:04
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Quale articolo regola la formazione e il finanziamento dei partiti politici?

L’art. 49 è quello che riconosce il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamene in partiti per concorrere con  metodo democratico a determinare la politica nazionale: esso è una specificazione della libertà di  associazione, con i suoi stessi limiti, oltre che a divieto della ricostituzione del partito fascista (XII  disposizione transitoria).

L’articolo fa riferimento al limite del metodo democratico: ciò significa  rispettare quelle regole che in democrazia disciplinano la lotta politica (divieto della violenza,  rispetto dei meccanismi elettorali, ecc.).

Per la loro delicata funzione nel 1974 venne emanata una  legge che prevedeva il finanziamento pubblico dei partiti, per contribuire alle loro spese elettorali e  di funzionamento; la legge stabiliva una serie i divieti, in particolare quello di ricevere contributi e  finanziamenti non iscritti nei bilanci): le continue violazioni hanno dato via alle vicende di  “tangentopoli”, che nel 1993 portarono all’abrogazione del finanziamento pubblico.

Ora è solo  previsto un rimborso per le spese elettorali sostenute. 

13 febbraio 2013 17:04
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